Crisi Iran–USA: La strategia iraniana mira a colpire il consenso di Trump alle midterm, non solo le basi americane: il vero campo di battaglia è il portafoglio degli elettori Maga.
La ripresa degli attacchi dell’Iran al traffico mercantile attraverso Hormuz ha certamente come obiettivo immediato quello di costringere gli americani a rispettare gli accordi del Protocolla d’Intesa favorevoli all’Iran, come ad esempio lo sblocco di circa 300 miliardi di dollari iraniani sequestrati dagli USA , ma deve essere letta anche nell’ambito delle operazioni mirate agli obiettivi strategici che Theran vuole conseguire: la sconfitta di Trump nelle elezioni di metà mandato e l’allargamento della faglia fra Arabia Saudita ed Emirati nella penisola Arabica.
Mantenere elevati i prezzi del petrolio, dei fertilizzanti e delle derrate alimentari, colpisce la base MAGA e gli indipendenti. L’elettore americano medio, in particolare nelle fasce meno abbienti, è molto più sensibile al costo della benzina alla pompa che ai dossier di politica estera.
In questo quadro, la chiusura di Hormuz e la pressione sul traffico energetico mirano a erodere il consenso attorno a Donald Trump e alla sua guerra contro l’Iran. Il presidente ha più volte annunciato pubblicamente la “vittoria totale” degli Stati Uniti sull’Iran: ogni smentita di fatto sul terreno – dalla resilienza del regime alla capacità di chiudere Hormuz e colpire basi americane – incide direttamente sul suo prestigio personale, in particolare agli occhi della base MAGA, per la quale l’immagine di forza e di successo è centrale quanto, se non più, dei risultati concreti.
Un eventuale successo dei democratici al Congresso e al Senato introdurrebbe nuovi contrappesi istituzionali alla presidenza, rendendo più difficile proseguire un intervento militare costoso e impopolare. Anche per questa ragione almeno sino a novembre la reazione americana sarà puntuale, ma non escalatoria. Anche se deve essere messo in conto la riattivazione del blocco navale della flotta americana ai porti Iraniani, il cui effetto, essendo come noto di lungo periodo, potrebbe tuttavia non conseguire i risultati sperati entro le elezioni di Novembre.
Il problema della “faglia” che si è riaperta fra Arabia Saudita ed Emirati a seguito del conflitto Usa-Iran, rischia di aggravarsi con il prolungarsi della crisi e degli attacchi Iraniani ai Paesi del Golfo e del Medio Oriente alleati degli americani (vds. Giordania).
La coesione dei Paesi del Golfo verrà messa a dura prova se con il passare del tempo, anche grazie agli aiuti di Cina e Russia, l’Iran si dimostrerà in grado di ricostituire una parte delle proprie riserve missilistiche, attualmente valutate al 30% della capacità pre-attacco USA e di droni.
Nel frattempo, gli Houti hanno ripreso gli attacchi ai mercantili in transito nelle acque prospicienti lo Yemen.
Ammiraglio



